C'E' CONFUSIONE SI', MA IN FONDO E' SEMPRE QUELLA
Si è conclusa domenica dieci settembre la festa nazionale di Rifondazione, che quest’anno si è tenuta a Firenze – presso i giardini ObiHall, di lungarno Aldo Moro 3 – da mercoledì sei a domenica dieci settembre: il lettore non troverà resoconti diretti, il gruppo del Pastore Valdese non merita il sobbarcarsi di una faticosa trasferta, ma qualcosa si può scrivere prendendo spunto dalle cronache dei giornali borghesi.
Certo, sperare che i fogliacci della destra – compresi quelli che fanno riferimento al Partito Democristiano – diano spazio ai tanto vituperati “comunisti” è una pia illusione, ma per fortuna il Manifesto, unico organo di stampa rimasto alla “sinistra” istituzionalista, si occupa dei momenti clou della kermesse.
E’ il caso del dibattito andato in scena alle ore 21:00 del sabato – ripreso da Riccardo Chiari, storico responsabile della purtroppo soppressa pagina toscana del “quotidiano comunista”, il giorno successivo, a pie’ di pagina quattro – dal titolo: «Sinistra: come, dove e quando».
Esso ha visto la partecipazione di: Tomaso Montanari, storico dell’arte; Paolo Berdini, urbanista, Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana; Maurizio Acerbo, segretario nazionale rifondarolo; Chiara Giunti, esponente locale dell’Altra Europa; Francesca Fornario, giornalista e scrittrice.
Peccato che, invece di riportare i contenuti del dibatitto, il giornalista focalizzi la sua attenzione essenzialmenrte sulla questione delle alleanze, comparando questa “piazza” con quella che, poche centinaia di metri più in là, vede riuniti Articolo Uno-Movimento Democratico e Progressista con Possibile.
L’unica cosa che emerge forte e chiara è la volontà di creare un nuovo soggetto il cui solo vero collante sia la assoluta alternativa – che contempla il rifiuto persino di aprire un dialogo di alcun genere – al Partito Democristiano, sull’altare del quale tutti sembrano disposti a sacrificare qualcosa di se stessi.
Chi scrive non sa quale sarà lo sbocco finale di tutto questo lavorìo; alla fine è Rifondazione che deve decidere quale strada prendere: se quella dell’unità con il resto delle formazioni apertamente socialdemocratiche, o quella – molto più ardua, ma assai più naturale – della “sinistra” anticapitalista.
Al momento non è facile decifrare l’intenzione della dirigenza rifondarola, tenuto anche conto che parte del partito ecumenico spinge per unificarsi con i reduci recentemente fuoriusciti dal piddì: l’unica cosa assolutamente certa è che questa cricca non è interessata all’unità dei “comunisti”.
Bosio (Al), 13 settembre 2017
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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